lunedì 1 giugno 2026

Le ultime due poesie

Andrea
Sono un attore che vive a teatro con il mio costume colorato e la giostra del giocoliere.
Faccio la parte del Robot che disegno sul foglio e mi piace volare in cielo con i miei superpoteri e sconfiggere i cattivi.
Sono un tizio tosto e le persone che mi si mettono contro prima o poi sono destinate a perdere.
Vinco tutte le partite di fioretto di Mary perché sono particolarmente atletico e conquisto l’amore del pubblico.
Voglio tanto bene a Mary, e qualche volta l’aiuto nelle sue grandi imprese domestiche.
Sono cresciuto con Mary tutta la vita e non saprei concepire una vita senza di lei perché è la mia compagna di gioco Preferita.
Faccio amicizia e mi piace fare amicizia con i bambini e con le bambine e sono un tipo aperto a cui piacciono gli scherzi.
Lo zio più antipatico è lo zio Francesco perché mi prende sempre in giro anche se poi ogni volta che mi vede mi dice che sono bellissimo.
Mi piace tanto divertirmi con mamma quando mi devo lavare e la riempio di schizzi.
Mi piace farmi vedere in braccio da mamma e papà quando giriamo per le strade e io sono molto stanco.
Il mio papà lo chiamo babbo, il mio nonno lo chiamo nonno, e non posso raccontarvi quanto bene voglio a tutti e due.
Il babbo, che mi vuole tanto bene, mi educa raccomandandomi quello che posso e non posso fare, ma è una persona che sorride.
Anche mia mamma sorride ma spesso si arrabbia e vi assicuro che sono situazioni spiacevoli.
Mi piace giocare.
Mi piace giocare.
Mi piace giocare.
Giocherei tutta la vita se la scelta potesse dipendere da me.
A teatro quando faccio l’attore con la giostra del giocoliere mi muovo a destra e a sinistra con il mio cappello colorato e faccio ridere il pubblico.
Rido pure io.
Sorrido con le guance rosse.
Amo la vita che è tutto quello che mi circonda.
10 anni
Sono un delfino che fa splash sulle onde e mi faccio schizzare dalla schiuma in mezzo ai ragazzi nel paese di mamma.
Ho uno sguardo ipnotico che si fa attraversare da tutto quello che piace e mi galvanizza ma anche da quello che non mi piace e mi rende muta.
Mi chiamo Maria Chiara e sono una ragazza stupenda.
Ho uno sguardo nero profondo che è il nocciolo della mia personalità anche se sono attaccata con le forze all’infanzia e sarà difficile passare all’adolescenza.
Ho una forza segreta che pesca nel senso di conservazione e sono stata un pilastro importante nella mia casa.
Questa forza segreta che mi sarà utile in un futuro adesso l’ho lasciata perdere un po’ perché ho imparato nel tempo la bellezza del mare.
Sto capendo cosa significa essere un delfino nelle maree e che è bello tuffarsi in mezzo all’acqua e alla schiuma.
Godo nel fare a botte con il mio fratellino anche se poi mamma si arrabbia furiosamente e mi vergogno di me stessa quando piango come una bambina.
Quando piango come una bambina tocco un limite che mai come ora non vorrei toccare ma mi capita di toccarlo molte volte perché mai come ora è troppo bello andare oltre il limite.
Le persone adulte mi osservano superficialmente pensando che sono una persona timida e riservata e che il mio hobby è leggere i libri ma io sono una persona diversa e mi piace la trasformazione.
Sto cambiando mi piace l’estate e non me ne rendo conto.

(agosto 2025)

martedì 19 maggio 2026

La strage di Elephant

Elephant fu forse il film che mi ha più segnato nell’elaborazione della mia esperienza dell’adolescenza.
Lo vidi su consiglio di una mia cugina ed ero andato al cinema con mio padre. Credo che in quel periodo non riuscissi ad andare al cinema da solo. I ricordi sono confusi ma certo è che quel film fu uno spartiacque nel mio immaginario filmico, e non solo.
Penso che sia il film più bello sul bullismo perché non richiama un punto di vista esterno alla violenza mentale che segna il contesto di una classe o di una scuola.
Questa violenza sconvolge e snatura i contorni nelle figure e sussume alla fine il suo potenziale diventando una strage. In Elephant il punto di vista non è quello esterno dell’amore di un genitore nei confronti della vittima suicida come nel caso del Ragazzo dai pantaloni rosa, ma è quello interno all’adolescenza che sussume la violenza che la circonda a ogni lato e la fa esplodere.
In Elephant i bulli e tutti gli altri diventano le vittime di una strage mentre il bullizzato diventa lo stragista omicida che porta epifanicamente ad esplicitazione la violenza che serpeggia nei bagni, nei corridoi, nelle aule, negli spazi dello sport quale indice di una mappa più grande che coinvolge, per prima cosa, la testa.
La testa attraversata dalla violenza snatura i connotati della percezione ed è uno spazio condiviso che riflette lo spazio condiviso della scuola dove galleggiano e alla fine si perdono le figure. Il bullismo riesce ad essere tematizzato in maniera congrua perché il focus non è la vicenda pietosa della vittima ma quella stessa “testa condivisa” che è la percezione alterata di tutti dove agisce una violenza che fa pressione.
Penso che questo film mi abbia raccontato, nel tempo, che cosa sia stata la mia classe delle superiori: fondamentalmente un luogo comune posto all’altezza della testa, estraneo per sua natura alla dimensione della pietà e imbevuto di una violenza reciproca da parte delle stesse risorse psichiche che coinvolgevano tutti; vittime o carnefici.

lunedì 18 maggio 2026

Il blog

Questo spazio è vuoto.
Ci sono dei caratteri e delle parole che non rimandano a un senso.
Nonostante lo spazio sia vuoto si può ragionevolmente affermare che è un blog tematico.
C’è un tema che attraversa tutti i post e li sintetizza, che sono le mie relazioni sociali.
Sono nato come una persona socievole come spiego ampiamente in questo blog.
Questo tema del blog si intreccia con la mia profonda infelicità.
Non riesco a trovare la mia posizione come corpo nel corpo sociale.
Sono inibito e ristretto come il peggiore caffè.
Mi vergogno oramai di me stesso e ho la grande paura di urtare il corpo degli altri.
Non mi piacciono i miei nipoti.
Non mi piacciono i film.
Quando vedo un film non riesco a identificarmi.
Quando vedo un mio nipote non lo osservo.
Lo spazio di questo blog, che è una pagina bianca, ha la grande paura di afferrare i pensieri.
Sono inibito e sbiadito come la peggiore camicia.
Ho incominciato a scrivere questo blog perché volevo annientarmi come scrittore.
Non ce la faccio più.
Non resistevo all’idea di poter continuare a scrivere.
Per questo ho realizzato il blog peggiore del mondo, in modo da vergognarmi di me stesso e smettere una volta per tutte.
Non credo al metalinguaggio che è un’invenzione dei semiotici per imbambolarci.
Non credo che nella scrittura si articoli la ragione inconscia di un gesto.
È vero che ho un brutto rapporto con la scrittura perché la mia scrittura in tutta la mia vita è sempre stata lineare.
È sempre stata la stessa e non c’è stato nessun gesto che mi ha spinto a cambiare.
Non sono mai stato entusiasta e per questo ho continuato a scrivere ininterrottamente per più di due decine di anni.
In verità ho sempre scritto su questo blog tematico perché i miei post precedenti io li ho cancellati.
Ho un rapporto lineare anche con i miei detrattori perché penso sempre che abbiano ragione.
Penso che se la mia scrittura potesse essere paragonata a una torre dovrebbe essere abbattuta subito perché questo abbattimento corrisponde al congruo abbattimento della mia personalità.
Francesco Di Benedetto

venerdì 15 maggio 2026

La rivoluzione di un dodicenne

Sister è un film fantasioso sul desiderio che è un desiderio di altezza fra le piste da sci della Svizzera che staccano da terra e dalle isolate case popolari ed è il desiderio di un’unica donna, bellissima, perduta e crudele, che è la nostra madre e pseudo sorella.
L’altezza stacca i piedi dalla soggezione al classismo e ci rende ladri di sci e occhiali da sole ma è l’altezza che ci separa dal corpo della nostra madre e pseudo sorella che vorremmo toccare e non vorremmo mai smettere di guardare anche se siamo perduti.

martedì 5 maggio 2026

Intervista a Lupo Macolino

Lupo Macolino è uno psichiatra che conosce la realtà di Solaris APS da tempo e che attualmente vi propone un’esperienza di gruppo chiamata “Gruppo riflessivo” laddove i partecipanti sono invitati a parlare a turno per poi riflettere, alla fine, su come si sono sentiti in relazione alle esternazioni di tutti.
È un volontario.
Francesco Di Benedetto
Ciao Lupo,
la prima domanda è suscitata dai tuoi frequenti interventi all’interno dell’associazione in merito alla psichiatria.
Che rapporto hai con il tuo ruolo di medico e perché non ritieni che la medicina psichiatrica abbia fatto sostanziali progressi grazie alla farmacologia?
Lupo Macolino
Negli ultimi anni sono stati rivisti i presupposti di base, a cominciare dall’idea di “malattia” mentale. C’è un gruppo di valorosi colleghi che hanno preso il nome di “psichiatria critica” e che hanno messo in luce la assoluta mancanza di basi scientifiche della psichiatria a partire dalla diagnosi e, di conseguenza, i disastri provocati dalle cosiddette “terapie” farmacologiche. Studi recenti hanno dimostrato che la psichiatria spesso fa più danni delle “malattie” che intenderebbe curare. Uno tra tanti: l’aspettativa media di vita dei nostri “pazienti” è ridotta di 10-15 anni rispetto al resto della popolazione. E non certo a causa delle “malattie mentali” ma dell’uso eccessivo di farmaci.
Francesco Di Benedetto
Come sei venuto a contatto con la realtà di Solaris e perché l’hai trovata interessante?
Lupo Macolino
Durante il periodo in cui ero in servizio pubblico, quasi per caso. Sono stato invitato ad un evento. Mi sono sembrate persone che riflettono criticamente sui propri percorsi, mettendosi in discussione, non “pazienti” che seguono semplicemente procedure “terapeutiche”.
Francesco Di Benedetto
Dove nasce l’idea del Gruppo riflessivo?
Lupo Macolino
È un’idea della collega psicologa con cui lavoro, Dr.ssa Ingigneri. Si tratta di un tentativo di applicare i principi del Dialogo Aperto in un contesto di gruppo. 
Francesco Di Benedetto
Esattamente, per te, cosa significa la parola “dialogo” e perché rivestirebbe così grande importanza nell’ambito delle relazioni e dei vissuti umani?
A che vissuti e memorie la colleghi?
Non pensi che ci sia una soglia psichica oltre la quale l’esperienza socializzante del dialogo non può andare?
Lupo Macolino
A mio parere il dialogo è la dimensione principale dell’esperienza umana. Inteso come rispetto dell’altro e trasmissione di emozioni, opinioni, punti di vista. Jaakko Seikkula lo definisce una “incarnazione dell’amore”. Se ci rifletti è così che impariamo tutto, a partire dal linguaggio. “Siamo” le nostre relazioni: viviamo, soffriamo e cresciamo quasi esclusivamente per queste. E il dialogo è il nostro modo di costruire le relazioni.
Francesco Di Benedetto
Se dovessi prescindere dai tuoi interessi medici e scientifici che cosa personalmente cerchi partecipando al Gruppo riflessivo di Solaris e perché come dici sempre trai giovamento psichico da questa partecipazione individuale?
Lupo Macolino
Il Gruppo Riflessivo per me è un esperimento. Parlo di cose che mi stanno a cuore come persona e a volte anche come professionista. Non trovo mai risposte ma ascolto altre voci che spesso mi fanno riflettere. Imparo ogni volta qualcosa sul mondo e su me stesso.
Francesco Di Benedetto
Pensi che anche noi partecipanti ne troviamo un giovamento e perché?
Lupo Macolino
Naturalmente non sta a me dirlo. Mi sembra di sì. La partecipazione è buona per un’esperienza di questo tipo. Sento molte opinioni positive ma su questo punto, che è importante, ho in mente un approfondimento.
Francesco Di Benedetto
Il Gruppo riflessivo è una terapia?
 
Lupo Macolino
Non nel senso classico. 
È (o spero sia) uno spazio dialogico. Persone, non pazienti o terapeuti, che parlano di ciò che sta loro a cuore in quel particolare momento. Vengono fuori emozioni, punti di vista, racconti con la incredibile potenza dei vissuti personali. Questo fa riflettere, “attiva i neuroni” di chi parla come di chi ascolta. E questo penso sia la miglior medicina sia per i gravi disturbi mentali che per i disagi quotidiani di ciascuno di noi.
Francesco Di Benedetto
Lo consiglieresti a tutti?
Lupo Macolino
Sì, certo. Soprattutto a coloro che non hanno occasioni di dialogo nella loro vita personale.
Francesco Di Benedetto
Che ruolo ha la tua figura di psichiatra nell’economia della riuscita degli incontri?
Lupo Macolino
Credo sia trascurabile. E ne sono contento. Mi dicono che le cose vanno bene anche quando non ci sono.