Penso che Frantic sia il film più autentico di Roman Polanski anche se è un film un po’ nascosto ai margini della sua cinematografia crudele e dove la vittima che è una preda integrale della violenza umana diventa però vittima della vita.
Harrison Ford che perde la moglie a Parigi metaforizza la strage che colpì la moglie di Polanski Sharon Tate ma racconta l’incubo profondo del legame affettivo. Non ho mai visto un film di Polanski che si legasse così esplicitamente alla perdita violenta della moglie.
Non erano passati pochi anni e questo film che probabilmente è un’elaborazione integrale degli orrori di una vita, a partire dalla fuga dal nazismo con i genitori internati nei campi di concentramento, è una messa in scena del pericolo della morte che incombe in ogni dimensione dell’affettività.
Probabilmente, e questo è forse il senso profondo del film, l’affettività è complementare al pericolo. È un sentire che intendono i bambini, che hanno paura che vengano sottratti loro i genitori.
La morte entra a far parte della vita del medico adulto in viaggio di lavoro con la moglie a Parigi, con la moglie che improvvisamente scompare e si capisce poi che è stata rapita. A questa moglie si sostituisce una seconda donna, Emmanuelle Seigner, che materializza visivamente la continuazione e la caparbietà della vita nell’incubo.
Frantic è così un film che parla del pericolo della morte che incombe sulla coscienza in una dinamica matrimoniale, filiale-genitoriale o intimamente affettiva. L’interpretazione straordinaria di Harrison Ford restituisce l’aggressione e l’attualità dell’inconscio in una vita che si credeva ordinata e che da esso viene ora orientata.
Per me è il film più bello di Polanski.
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