giovedì 12 marzo 2026

A Solaris di martedì

Il martedì è un giorno particolare della settimana, spuntato sul calendario, perché io di pomeriggio vado a Solaris e partecipo con altri utenti a due laboratori che si alternano di settimana in settimana.
Sono laboratori molto diversi ma, forse, la traccia comune è che vi partecipano delle persone che si possono considerare degli “iniziati”, che hanno imparato la bellezza dello spogliarsi nudi (è una metafora) in mezzo al gruppo e che amano il contatto di socialità nel gruppo anche se non si frequentano personalmente al di fuori.
Quando dico che ci spogliamo voglio dire che ci piace togliere le maschere e raccontarci nell’intimo anche se ci possiamo esporre a difficoltà o sofferenze; siamo degli iniziati perché ci fidiamo l’uno dell’altro in questi momenti così intimi e amiamo spogliarci sapendo che non ci giudica nessuno per come siamo fatti.
Questi laboratori per come sono strutturati e per quello che ci chiedono assomigliano a un rito.
Detto ciò i laboratori sono molto diversi perché uno è centrato sull’intreccio dei racconti autobiografici e l’altro su un impatto fortemente emotivo del do ut des degli stimoli che vengono espressi singolarmente da tutti i membri del laboratorio e poi restituiti in forma di riverbero soggettivo dagli altri membri del laboratorio.
La prima tipologia di laboratorio è il Cineforum ed è tenuta da Marco Ruffolo, coadiuvato da Eleonora Ravello e da Rita Mastrosanti; il secondo tipo di laboratorio è Mettiamoci in gioco ed è coordinato da Maria Paola Marchini e Rita Mastrosanti.
Cerco di riassumere alcune linee formali e di funzionamento.
Nel Cineforum, che ha una struttura fissa, si visionano dei piccoli stralci di film uniti da una stessa linea tematica (che varia di volta in volta) favorendo il gioco delle associazioni autobiografiche nei partecipanti i quali si raccontano e raccontano i loro vissuti sulla traccia di quelle suggestioni.
Non è un cineforum tradizionale perché interrompe e puntella la visione interpellando gli utenti e agevolandone costantemente la restituzione degli stimoli attraverso la parola.
Non è un cineforum accademico perché quello che conta non sono le qualità del film ma l’intreccio e la restituzione autobiografici dei racconti di tutti.
Mettiamoci in gioco ha una forma che varia di volta in volta e che assume l’imprinting di giochi sempre diversi, che si servono sempre di media espressivi svariati, ma anche qui la struttura rimane la stessa: proposizione e restituzione di stimoli fra i membri del gruppo, nel gruppo.
Questi laboratori diventano gruppi sofisticati di incontro fra persone che soffrono di malattie psichiatriche ma sono anche aperti ai familiari e la presenza fissa degli operatori e dei volontari, che per lo più partecipano attivamente, rende il luogo ibrido confondendo la linea di demarcazione tra la patologia e la sua assenza.
Questi laboratori sono luoghi di incontro, di bellezza e di nudità.

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