Fucking Åmål è il film più vicino alla mia adolescenza.
È un film fatto di grandi slanci dell’immaginazione legati all’eros e alla sessualità e mette in scena l’adolescenza come un travaglio tutto individuale dove il gruppo è fonte vomitevole di sofferenza e di inautenticità.
La mia adolescenza non corrispondeva a quella delle due protagoniste lesbiche e innamorate ma con Fucking Åmål, che vidi al cinema proprio quando avevo sedici o diciassett’anni, riuscii ad elaborarla con la forza proiettiva e la magia del cinema.
Fu un’esperienza capitale sia per quanto riguarda il mio avvicinamento al cinema sia per quanto riguarda l’esperienza dell’elaborazione del vissuto traumatico in sé, nel momento stesso in cui esso era scatenante e attuale.
Posso dire allora di aver conosciuto la violenza quale “realtà mentale” che in un unico laccio soverchiava e stringeva tutte le teste della mia classe (sia i carnefici che le vittime) e potevo raccontarmi a parole che alcune ragazze nella scuola e della classe erano bellissime e che di esse mi innamoravo e mi ero innamorato.
Non sono mai riuscito a raccontare di essermi innamorato di qualcuno al liceo neanche alle persone che mi erano più vicine.
Il tabù erotico in Fucking Åmål è un tema centrale perché è legato alla difficoltà del coming out ma tutto il film sembra costruito perché esso alla fine si sciolga: le ragazze escono dal bagno e raccontano a tutta la scuola di essere innamorate.
Nel film un protagonista è l’organismo che si fa sentire in tutto il suo dissapore e nelle dinamiche erotiche degli sguardi.
Si vomita, si prova a baciare con strafottenza, ci si fa portatrici fisicamente di un disagio, si guarda intensamente gli occhi dell’innamorata richiamandola alla propria presenza.
Il corpo è un organo esplosivo che richiama tutta la giovinezza, un’esperienza del gesto puntato nella dialettica convulsa dei rapporti.
Io mi sono innamorato per molti anni di queste eroine adolescenti e ribelli sapendo bene che il loro spazio non poteva coincidere con il mio ma intuendo forse, fra le righe, la possibilità di un cambiamento senza sapere dove e in che direzione.
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